Dopo il tormentone greco, quello spagnolo?

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Dopo il tormentone greco, quello spagnolo?

In Spagna si sono tenute le elezioni amministrative, quelle politiche si terranno a fine anno. Il partito al governo, il Partito Popolare, è stato ridimensionato. Il secondo partito, il partito socialista che è all'opposizione, anche, ma meno del primo. Il terzo partito, di estrema sinistra, è diventato Podemos (“possiamo”). Il quarto partito, di destra liberale, è ora Ciudadanos (“cittadini”). Abbiamo così due partiti di destra, e due di sinistra. I governi locali si potranno fare quasi ovunque solo con alleanze di destra – i Popolari e i Ciudadanos, oppure di sinistra – i Socialisti e i Podemos.

Podemos è una specie di Syriza – l'unione delle sinistre che ha vinto a gennaio in Grecia con Tsipras. Il programma – per quel che valgono i programmi – recita che lo stato deve sia intervenire per creare “posti di lavoro di qualità” sia riprendendo con le nazionalizzazioni il controllo dei settori strategici. Inoltre, le pensioni non saranno più commisurate ai contributi versati, ma alle necessità, e la soglia per avere la pensione è abbassata a 60 anni dai 67 di oggi. Tutto questo funziona (?), se è cancellato il vincolo al pareggio di bilancio, e, coerentemente, con la banca centrale che deve essere subordinata al potere politico. Ossia, la banca centrale, che resta nel programma di Podemos la banca centrale europea,  finanzia il maggior deficit pubblico, in una economia nazionalizzata. I giudizi scettici che – per le mente sospette - potrebbero sorgere saranno però bilanciati da un'agenzia di rating europea che – per le menti aperte – sarà in grado di spiegare che i rischi sono contenuti.

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