I primi due anni di Renzi

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I primi due anni di Renzi

Due anni fa Matteo Renzi diventava presidente del Consiglio. Può essere interessante rileggere che cosa si pensava allora, ossia come erano le aspettative nell'ormai lontano febbraio del 2014. Pubblichiamo paro paro il Commento del 25-2-14. Trovate anche il link che racconta come Matteo Renzi è riuscito a diventare premier (1).

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Che cosa alimenta l'idea che il nominando Governo di Matteo Renzi possa combinare per davvero qualche cosa di buono? Un ragionamento da “teoria dei giochi”.

Il Governo Renzi potrà muovere nella giusta direzione le cose essenzialmente per mancanza di alternative. Se vogliamo usare espressioni pompose, possiamo dire che ha dalla sua lo "Spirito del Tempo". Lo "Spirito del Tempo" che si manifesta anche con l'appoggio esterno di Forza Italia, che voterà i provvedimenti condivisi, come più volte sottolineato dai suoi senatori durante il voto di fiducia di ieri al Governo. La parte del Partito Democratico che possiamo definire “dissidente”, non potrà perciò mettersi di mezzo pena mostrare che il partito non sa governare, così come Forza Italia non potrà mettersi di mezzo pena mostrare che non ha quel "senso patrio" che legittima il Cavaliere, dopo la decadenza da senatore.

Detto ciò, ossia che la forza di Renzi è la mancanza di alternative, impressiona il discorso tenuto al Senato per la ottenere la fiducia. Renzi ha parlato a braccio, è stato ironico, anzi, a tratti, gigione. Probabilmente voleva parlare anche ai telespettatori e non solo ai senatori: ai cittadini e non solo alla Casta. Ha promesso una gran quantità di cose in tempi brevi – una questione di pochi mesi - che, semmai venissero messe in pratica, cambierebbero il paese.

Ecco quelle strettamente economiche.

Lo sblocco totale dei debiti della Pubblica Amministrazione, il primo punto, attraverso un diverso utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti. Ed anche la costituzione di fondi garanzia, il secondo punto, anche attraverso un rinnovato utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti, per le piccole e medie imprese che non riescono ad accedere al credito. Quindi per i primi due punti del programma non sono richiesti dei finanziamenti aggiuntivi, ma solo delle “partite di giro” fra il Ministero dell'Economia e la Cassa Depositi e Prestiti.

Sul terzo punto, invece, il finanziamento verrebbe dal taglio della spesa pubblica. La riduzione a doppia cifra – 10% - del cuneo fiscale avverrebbe attraverso misure legate alla revisione della spesa. La riforma del lavoro porterà anche a costituire uno strumento universale a sostegno di chi perde il posto di lavoro – e perciò non solo la cassa integrazione per alcuni. In questo caso, che sarebbe il quarto, non è chiaro da dove possa venire il finanziamento. Si avranno per i contratti di lavoro anche delle regole che saranno – così è stato detto ma non specificato - “profondamente innovative”. Infine, per la prima volta, è stata chiaramente esposta l'idea che la burocrazia ipertrofica frena la crescita. (Questa critica dell'ipertrofia burocratica è stata accolta e sottolineata – fatto inusuale - nell'intervento del capogruppo del PD al Senato).

Se tutto ciò avvenisse, non dovremmo avere un gran cambiamento nella dinamica del BTP. Il suo rendimento - inferiore al 4% - è in linea con quello che si aveva prima che la crisi scoppiasse. La previsione è perciò che il risanamento definitivo - figlio del ritorno della crescita - sia in buona misura già nella “pancia” dei prezzi. Diverso potrebbe essere l'effetto sulle banche, che, in caso di risanamento dell'attivo sul fronte dei crediti deteriorati – ciò che avverrebbe con una bad bank, o con una cartolarizzazione -, potrebbero registrare dei corsi azionari più vivaci. (In ogni modo, se Renzi riesce nei suoi intenti, potrebbero persino arrivare gli investimenti dall'estero non necessariamente in società quotate).

http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/3749-da-letta-a-renzi.html

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