Il ruolo di Atlante

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Il ruolo di Atlante

In Italia il debito delle imprese e delle famiglie è – diversamente da quello pubblico - relativamente modesto e quindi esse non rifuggono dal credito per disindebitarsi - come avvenuto in altri Paesi quando il debito privato era troppo alto. Le banche italiane devono però fare dei corposi accantonamenti per coprire i molti cattivi crediti accumulati con la crisi. In Italia abbiamo perciò una sorta di “sciopero del creditore”. Da qui l'importanza di risolvere il problema delle banche e sul fronte della capitalizzazione prima e sul fronte dei cattivi crediti poi.

Una crisi bancaria ha effetti tanto maggiori quanto minore è il capitale di rischio delle banche. Se questo è sufficiente, oppure se è facile varare aumenti del capitale, perché c'è chi vuole diventare socio, allora non succede nulla. Se è insufficiente, ed è difficile varare degli aumenti del capitale, perché nessuno vuole diventare socio, allora esso evapora, e la copertura delle perdite avviene con il coinvolgimento degli obbligazionisti meno protetti, quelli che posseggono le “subordinate”. Se poi le perdite fossero ancora maggiori, ecco che verrebbero coinvolte le obbligazioni più protette (le “senior”), e poi, se anche questo non bastasse, sarebbero colpiti addirittura i depositi sopra i cento mila euro.

Questo è il “bail-in”, ossia il salvataggio delle banche senza il coinvolgimento statale, mentre quest'ultimo ha il nome di “bail-out”.

Ultimamente – sempre in Italia - per scongiurare il bail-in di alcune banche, che potrebbe alimentare una crisi di fiducia verso tutto il sistema, è stato messo a punto un piano di aiuti attraverso un veicolo che ha il nome di Atlante. In questo caso, invece del bail-in si ha un bail-out delle banche in crisi, che però non vede coinvolta se non in misura molto modesta la mano pubblica, ma le banche maggiori ed il mercato finanziario. Si evita così una crisi che potrebbe diventare di sistema – le piccole banche in crisi che scivolano verso il bail-in, ma il sistema bancario non ne esce definitivamente rafforzato, perché sono ora le banche maggiori che salvano le banche minori in crisi. Le prime si indeboliscono, perché – almeno in una prima fase – si accorpano delle banche deboli.

L'aumento del capitale di una importante banca regionale è stato nei giorni scorsi sottoscritto quasi tutto da veicolo Atlante, segno che gli azionisti di questa banca non hanno voluto partecipare al salvataggio. Il capitale di rischio ora c'è, ma resta il problema dei cattivi crediti, l'altra questione che deve essere affrontata da Atlante. Se i cattivi crediti sono venduti a dei prezzi elevati – una media del 40% del credito facciale, oppure se sono venduti a dei prezzi bassi – una media del 20% del credito facciale, è il punto. Ovvio che, tanto minore la valutazione di mercato del valore facciale dei crediti, tanto maggiori gli accantonamenti che debbono essere fatti, tanto minore sarà lo spazio per erogare nuovo credito.

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