Il salvataggio delle banche / I

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Il salvataggio delle banche / I

Per ora quel che si sa intorno al progetto del Governo per rimettere in movimento il sistema bancario italiano è molto poco. Si saprà di più questo pomeriggio. Ecco la notizia Ansa di ieri: “Il nuovo fondo promosso dal Governo e dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) per gli aumenti di capitale delle banche e per i crediti deteriorati dovrebbe avere un perimetro di circa 5 miliardi di euro. E' quanto riferiscono alcuni partecipanti all'incontro odierno al Ministero del Tesoro con gli amministratori delegati delle principali banche. Cdp dovrebbe partecipare con una quota limitata”.

Può essere utile inquadrare la vicenda prima di conoscere i dettagli. Abbiamo dunque a che fare con il problema degli aumenti del capitale e dei cattivi crediti che può essere risolto con l'intervento di altre banche – quelle sane – e con una modesta partecipazione di Cdp. La modesta partecipazione di Cdp è volta ad evitare l'accusa di “aiuto pubblico al privato”. In sintesi estrema.

Le sofferenze – i Non Performing Loans (NPL) - sono i prestiti che la banca ha effettuato, ma che i debitori non riescono a ripagare. Essi ammontano intorno ai 200 miliardi di euro. Per la media delle banche italiane, le sofferenze sono perciò pari al 10% degli attivi. Come possono le banche italiane far fronte alle sofferenze? La banca può avere effettuato degli accantonamenti e quindi spesato una parte dei NPL in bilancio. Le banche italiane hanno un tasso di copertura pari a circa il 50%, il che significa che rimangono da affrontare perdite potenziali massime pari a circa il 50% del valore nominale dei NPL. Queste però sono le perdite potenziali massime, ossia le perdite che si avrebbero in assenza di ogni recupero. La percentuale storica di recupero dei cattivi crediti è intorno al 40%, mentre quella delle quattro banche andate in crisi lo scorso anno – Etruria e le altre, è stata valutata al 20% circa, ossia la metà di quella che si dava per scontata. Se il tasso di recupero delle banche – meglio di alcune banche - fosse eguale a quello delle succitate quattro, allora le banche dovrebbero varare degli aumenti del capitale cospicui. Gli aumenti del capitale di rischio diluirebbero il valore delle azioni, ciò che ha spinto molti a vendere le azioni in anticipo.

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