Le “concessioni” di Bruxelles

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Le “concessioni” di Bruxelles

Si hanno nell'Euro-area dei Paesi con un bilancio pubblico in avanzo prima di pagare gli interessi sul debito (il cosiddetto saldo primario), e i Paesi che sono in disavanzo. Fra i primi la Germania e l'Italia, fra i secondi la Francia e la Spagna. Quando al saldo primario si aggiunge l'onere del debito (il deficit corrente), la Germania è in risicato avanzo, l'Italia in modesto deficit, mentre la Francia e la Spagna hanno un deficit maggiore (1). Insomma, manca poco - per i quattro maggiori Paesi, per arrivare al pareggio di bilancio, sempre che ci sia una crescita - per quanto modesta, e sempre che la Banca Centrale continui a schiacciare il costo del debito. Una volta che si abbia il pareggio di bilancio, non verrebbe più emesso debito. Il debito resta, ma non cresce. Se a quel punto cresce l'economia, allora il debito come percentuale del PIL scende, e si è ottenuto l'obiettivo del “fiscal compact”.

Se non siamo lontani dall'obiettivo, le “concessioni” all'Italia sono nell'ordine delle cose. Una maggior deficit per quest'anno – pari a meno dell'uno per cento del PIL – con un minor deficit per l'anno prossimo – come frutto dei tagli alla spesa e al maggior gettito fiscale come frutto della crescita per quando modesta – non è poi una gran “concessione”. Per i Paesi che non hanno un saldo primario positivo – come la Francia, la Spagna, e il Portogallo – un “richiamo”, invece, ci sta. La conclusione è che stiamo parlando di un “contenzioso” di modesto momento: gli italiani avranno un minor “rigore”, mentre i tedeschi vedono il rigore in attuazione.

La vicenda greca è diversa. La Grecia ha un debito pubblico che è quasi il triplo di quello tedesco – il 180% del PIL contro il 70%, ma paga gli stessi interessi della Germania – circa il due per cento, perché il suo debito è quasi tutto – 80% - nelle mani della Troica. La discussione è intorno alla scelta se cancellarlo per una parte (opzione del Fondo Monetario), oppure se allungarne la scadenza (opzione europea), in modo che non si presentino problemi ogni qual volta una parte del debito va in scadenza. La discussione va però a pari passo con quella sul bilancio. Se questo deve mostrare un saldo primario positivo cospicuo in futuro, oppure no. Se è cospicuo – il 3,5% del PIL - la Grecia andrebbe in pareggio dal momento che il debito costa il 2%, ossia quasi, essendo pari al 180% del PIL, quanto il saldo primario. Purtroppo per i conti, un surplus primario di questo tenore è molto pesante da ottenere, e la Grecia rischierebbe di mettere a repentaglio la propria crescita.

La vicenda dello scontro fra gli eurocrati di Bruxelles e gli altri vittime dell'ottusità teutonica, se vista con gli occhi del “ragioniere”, come si è tentato di fare qui, presenta pochi tratti “eroici” e molti tratti “prosaici”.

1 - http://www.imf.org/external/pubs/ft/fm/2016/01/pdf/fm1601.pdf, da pagina 75

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