Le critiche tedesche a Draghi

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Le critiche tedesche a Draghi

Si levano voci in Germania contrarie alla politica della Banca Centrale Europea. Quest'ultima pratica dei tassi di interesse nulli o negativi, e compra titoli stato (il Quantitative Easing). In breve, le critiche sono due. Il modesto reddito dell'industria creditizia e di una parte di quella finanziaria, e il disincentivo a promuovere un bilancio dello stato più efficiente.

I tassi (a breve) e i rendimenti delle obbligazioni (a più lungo termine) frenano il reddito delle banche, che raccolgono a basso costo, ma impiegano guadagnando poco. I tassi attivi hanno come base il rendimento dei titoli di stato, più un margine per coprire i costi di struttura ed il rischio. Se il rendimento dei titoli di stato è quasi nullo, ecco che le banche guadagnano poco e perciò erogano meno crediti di quanto altrimenti farebbero se potessero coprire meglio il rischio. Le assicurazioni fanno fatica ad onorare i propri impegni. In Germania il rendimento minimo dei nuovi contratti è intorno al 1,5%, mentre il rendimento dei titoli decennali tedeschi è appena (ma proprio appena) superiore allo zero. Le assicurazioni sono spinte a cercare gli investimenti rischiosi che rendono di più, ma che sono, appunto, “pericolosi”.

Infine, più lasca è la politica monetaria, maggiore è il risparmio per i bilanci pubblici. Nel caso italiano, ogni anno scade un quarto del debito pubblico. Se questo è rinnovato ad un costo vicino allo zero, ecco che il costo complessivo del debito scende ogni anno. Il debito italiano costava il quattro per cento. Se un quarto è rinnovato con un costo pari a zero, ecco che il costo del debito passa al tre per cento. Il bilancio pubblico ha quindi un fabbisogno finanziario inferiore. Perciò, invece di tagliare le spese, le si lascia invariate, perché la “spending review” la fa il costo del debito in discesa.

Insomma, le voci contrarie alla politica monetaria ultra espansiva hanno un fondamento.

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