Le decisioni del Comitato d'Investimento 2016 - III

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Le decisioni del Comitato d'Investimento 2016 - III

I primi due mesi dell'anno sono stati fra i peggiori degli ultimi decenni. I mercati delle azioni da qualche giorno stanno salendo, ed anche parecchio, ma sono ancora lontani da dove si trovavano solo pochi mesi fa. Le obbligazioni emesse dai Tesori, invece, non si sono mosse, e quindi continuano a formare dei rendimenti minuscoli, che non hanno bilanciato le perdite nel campo delle azioni. Perciò non abbiamo avuto come in passato un bilanciamento – la caduta delle azioni bilanciata in parte dal rendimento elevato delle obbligazioni. E non abbiamo avuto un bilanciamento neppure per opera della diversificazione. Le borse dei diversi paesi non si sono mai mosse nella stessa direzione come è accaduto negli ultimi tempi – hanno una correlazione vicino a uno, se si fa eccezione del 2009 e 2011.

I settori nell'occhio del ciclone sono quello petrolifero e quello bancario. Il prezzo del petrolio dovrebbe continuare ad oscillare su dei livelli intorno a un terzo – ossia fra i trenta e i quaranta dollari - di quelli ante crisi, perché, a causa delle difficoltà che incontrano i produttori a tagliare la produzione, non è ancora in grado di prendere una direzione in ascesa che sia stabile. Fin tanto che la politica monetaria resta lasca – ossia, fin tanto che la curva dei rendimenti non si irripidisce - il reddito delle banche è compresso, mentre rimangono da coprire i cattivi crediti. Una ripresa stabile dei prezzi delle azioni bancarie fino e oltre ai livelli ante crisi è quindi improbabile, fin tanto che le politiche monetarie espansive le penalizzano.

La crescita economica sta rallentando ovunque. L'Europa sembrava andar molto meglio degli Stati Uniti nell'ultimo trimestre del 2015, mentre ora mostra un andamento tendenziale intorno all'uno per cento, vicino a quello stimato per gli Stati Uniti. Il rallentamento dell'economia detta reale spinge nella direzione delle politiche monetarie lasche, e forse anche – ma per un domani ancora lontano – a delle politiche fiscali meno restrittive.

Che fare, se le cose stanno così? La combinazione migliore è un portafoglio azionario volto a sfruttare - anche espandendosi molto, ma solo quando si presenti l'occasione - il rimbalzo, annegato nel mare del reddito fisso, che rende molto poco, ma che non produce perdite. Il rimbalzo che si registra negli ultimi giorni potrebbe continuare, man mano che cade “il premio per il rischio” richiesto, perché gli scenari peggiori escono dal radar dei mercati. Non ci sono però ancora le condizioni per una ripresa stabile e sostenuta dei mercati azionari. Gli utili attesi per il 2016 sono stati, infatti, rivisti al ribasso per circa il 5% in Europa e negli Stati Uniti.

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