Le fasi finali del negoziato con la Grecia

Form di ricerca

Le fasi finali del negoziato con la Grecia

Siamo alle battute finali della crisi greca. La conclusione migliore – migliore per tutti - è quella che – banalmente - vede la Grecia prima salvata e poi di nuovo in grado di crescere. In questo caso, infatti, i suoi creditori avrebbero una maggiore probabilità di ricevere i propri prestiti. Come un'impresa che sta fallendo, ma che può ancora farcela, così la Grecia abbisogna di una riapertura delle linee di credito per poi poter tornare a funzionare (riformandosi).

Se è tutto così semplice, perché non si è ancora trovato un accordo?

Sono le condizioni finali ad essere ancora in discussione. I creditori – la Commissione Europea, la Banca Centrale europea, il Fondo Monetario - vogliono un avanzo primario (le spese meno le entrate dello stato prima i pagare gli interessi) robusto che aiuti a ridurre il debito. Per riprendere l'esempio dell'azienda, i creditori vogliono un margine operativo lordo molto alto per spingere nella direzione di una riduzione del debito. I debitori – quindi il governo greco – offre un avanzo primario, ossia un margine operativo lordo, più basso. La differenza fra la richiesta dei creditori e l'offerta del debitore è andata restringendosi nel tempo. Ormai si parla di differenze davvero minime, che possiamo persino definire simboliche, differenze intorno al 1% del PIL, un numero che può semplicemente essere un errore di stima.

Di nuovo, se è tutto così semplice, perché non si è ancora trovato un accordo?

Nessuno vuole smentire le posizioni assunte all'inizio. I creditori non possono smentire l'idea che l'austerità aiuti la crescita, i debitori non possono smentire l'idea che la crescita emerge se l'austerità non è troppo marcata. Infine, i creditori agitano il bastone della crisi drammatica in cui cadrebbe la Grecia se fallisse nel pagare il debito, i debitori sanno che il fallimento greco sarebbe difficile da giustificare ai corpi elettorali dei creditori. La Germania e la Francia si troverebbero, infatti, ad aver perso crediti per più di cento miliardi di euro.

I mercati finanziari quest'anno si sono – per quanto i media suonino la grancassa della catastrofe – ben poco agitati per la crisi greca. La differenza di rendimento – lo spread - fra i titoli di stato decennali italiani e spagnoli in rapporto a quelli tedeschi, è intorno ai 150 punti base – ossia un 2,3% contro un 0,8%, una differenza minuscola rispetto ai tempi della crisi del 2011-2012, quando la differenza era di 500 punti base. Non si sono agitati perché pensano che un accordo sarà raggiunto, anche all'ultimo minuto. La probabilità che non si giunga ad un accordo è perciò considerata contenuta. Oppure anche, se non si giungesse ad un accordo, i mercati finanziari pensano che si troverebbe un modo per salvare il sistema, grazie soprattutto agli interventi della banca centrale.

Per chi fosse interessato ad una analisi tecnica sul surplus primario greco:

http://www.bruegel.org/nc/blog/detail/view/1648/

Per chi fosse interessato ad una analisi politica prima liberale poi di sinistra della vicenda:

http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11687229/Greek-debt-crisis-is-the-Iraq-War-of-finance.html

http://www.eunews.it/2015/06/19/luso-politico-delle-riforme/37479

rating: 
0

No votes yet