Le scelte di Draghi

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Le scelte di Draghi

Nei prossimi tempi la Banca Centrale Europea (BCE) si troverà di fronte a delle scelte molto difficili. Sul fronte del finanziamento delle banche greche, e sul fronte delle decisioni nel campo degli acquisti di titoli degli altri paesi nel caso si avesse una crisi nell'Euro-area.

Primo snodo. La crisi greca si può arginare prestando denaro alle sue banche. Le quali banche banalmente consentono il ritiro dai depositi della moneta che serve alle famiglie per vivere, mentre finanziano le imprese. Il prestito però richiede una garanzia, ed il “collaterale” che le banche greche possono dare alla BCE è composto dai titoli di stato della Grecia.

Perciò abbiamo classico il cane che si morde la coda.

  • Se non prestano soldi alle banche greche, queste sono subito in stato fallimentare e quindi portano anche il paese al fallimento. Segue che anche le garanzie – i titoli dello stato greco - che avevano dato alla BCE diventano “carta straccia”.
  • Se, invece, prestano i soldi, ecco che lo fanno a fronte di una garanzia di dubbia qualità. Per esempio, il 20 luglio la Grecia deve rendere alla BCE qualche miliardo di euro per estinguere un vecchio debito, denaro che al momento non ha. Come può la BCE accettare prima del 20 luglio come collaterale dei titoli di uno stato che forse (forse: a meno di un finanziamento ponte dell'Europa) non potrà ripargarle il debito?

Secondo snodo. La crisi greca si diffonde (non è affatto detto, ma ipotizziamolo). La BCE può comprare i titoli di stato, il famigerato quantitative easing (QE).

  • I titoli li compra in proporzione al PIL dei paesi dell'euro-area. La Germania è più grossa dell'Italia, in un rapporto di 3:2. Che fa la BCE? Deve comprare tre titoli tedeschi ogni due italiani. Ora supponiamo che il titolo italiano (il BTP) cada (il prezzo scende e il rendimento sale). E supponiamo che il titolo tedesco (il Bund) salga (il prezzo sale e il rendimento scende). Che fa la BCE? Se compra tre titoli tedeschi ogni due italiani, schiaccia il rendimento tedesco. A quel punto lo spread sale, e il mercato vende ancora più titoli italiani.
  • C'è una via d'uscita? La soluzione sono le banche nazionali che intervengono: quella tedesca vende i Bund (oppure non fa niente), mentre quella italiana compra i BTP. Il rischio si sposta dal portafoglio della banca centrale a quello delle banche nazionali. La crisi si risolve, ma, invece di una “europeizzazione” dei rischi, si una “nazionalizzazione” degli stessi.
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