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Si hanno le previsioni e gli andamenti effettivi del saldo primario italiano (ossia il bilancio dello Stato prima del pagamento degli interessi) dell'ultima legislatura, quella che inizia nel 2013. Quel che si nota è la differenza fra le previsioni e i consuntivi.

Vero il budget del 2013, nel 2015 avremmo dovuto avere un avanzo primario sul PIL del quattro per cento, mentre non siamo arrivati al due per cento. Il PIL nominale è di circa 1.650 miliardi. Un due percento di differenza fra previsioni e consuntivo sono perciò oltre trenta miliardi di maggior avanzo primario. L'onere del debito pubblico – il suo costo - è di poco superiore ai sessanta miliardi – giusto per avere un'idea di quanto siano delle grosse cifre queste piccole percentuali di differenza.

Il maggior avanzo primario si ha con un taglio delle spese e con un aumento delle entrate, che possono aumentare a parità di aliquote, se c'è crescita. Non avendo nessun governo tagliato in misura significativa le spese, e nemmeno alzato le aliquote, ecco che i risultati consuntivi peggiori delle previsioni si hanno per la mancata crescita.

Con l'ultimo budget si ha una previsione più sobria che si avvicina al 3% nel 2018 - quindi oltre i cinquanta miliardi di avanzo primario. La stima del costo del debito per il 2018 è di oltre sessanta miliardi. Insomma, fra due anni saremo quasi in pareggio, e, sempre secondo le stime, l'anno dopo – il 2019 – in leggerissimo avanzo. Insomma, il deficit pubblico scomparendo. Può ritornare se si avesse una crisi, oppure se si decidesse di rilanciare la spesa per investimenti.

Fonte:http://www.mazzieroresearch.com/wp-content/uploads/2016/05/Italia-1-trim-2016-Pil-debito-Co.pdf

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