Si, no, ma ...

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Si, no, ma ...

E così si continua con la politica monetaria espansiva. Dopo che a settembre la Banca Centrale Statunitense (FED) aveva congelato il rialzo dei tassi, dopo che a ottobre la Banca Centrale Europea (BCE) aveva affermato di prendere in considerazione un allungamento nel tempo della politica di acquisti di obbligazioni, ecco che ieri la FED ha affermato quello che ci si aspettava. Intanto il tasso di interesse praticato alle banche di credito ordinario resta invariato, poi a dicembre – ossia al prossimo incontro - si vedrà, tenendo conto sia degli andamenti statunitensi sia mondiali.

Ecco il testo del comunicato:

“In determining whether it will be appropriate to raise the target range at its next meeting, the Committee will assess progress--both realized and expected--toward its objectives of maximum employment and 2 percent inflation. This assessment will take into account a wide range of information, including measures of labor market conditions, indicators of inflation pressures and inflation expectations, and readings on financial and international developments”.

Nel comunicato non si indica se i tassi saranno rialzati o meno, ma si pongono una serie di condizioni sugli andamenti prossimi - ad oggi ignoti – che saranno alla base della decisione di dicembre. Però – ed allo stesso tempo - non si è fatto intendere che i tassi non saranno rialzati del tutto. Il dubbio che possano essere rialzati ha spinto il dollaro un poco in su e la borsa inizialmente in giù.

Restano da comprendere le ragioni dell'estrema sensibilità dei mercati alle politiche monetarie. La nostra tesi è che ci sono dei motivi validi che giustificano la sensibilità, ma che, allo stesso tempo, queste politiche rendono i mercati fragili. Di questo ci occuperemo nel Commento di domani.

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