Snodi - Petrolio

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Snodi - Petrolio

Due snodi sono stati dibattuti al Comitato Investimenti di lunedì: 1) il petrolio, e 2) Brexit. Ieri nel Commento abbiamo parlato del secondo. Oggi passiamo al primo. Il petrolio è caduto dagli oltre 100 dollari al barile nel 2014 a circa a 25 dollari al barile nel febbraio del 2016. Da allora è risalito fino a 45 dollari al barile.

La caduta è il frutto della sovra produzione. La risalita è il frutto dell'attesa di un congelamento – ossia la produzione di petrolio che resta invariata nell'attesa che la domanda assorba l'offerta stabilizzando i prezzi - della produzione, decisione che doveva essere presa in aprile durante la riunione dei Paesi produttori – OPEC più la Russia - di Doha. A Doha non è stata presa alcuna decisione sul congelamento, perché gli Iraniani non si sono presentati ed i Sauditi hanno dichiarato che senza un accordo corale non si poteva parlare di congelamento. Il prezzo del barile a quel punto doveva cadere, proprio come avvenuto nelle prime ore di apertura del mercati, invece poi si è stabilizzato, ed, infine, è risalito, stabilizzandosi intorno al 45 dollari. Ed è risalito per una carenza temporanea di offerta, dovuta a scioperi, incendi e via dicendo.

I Sauditi però non hanno rinunciato a offrire la stessa quantità di petrolio, anzi, ultimamente hanno dichiarato che la loro maggiore compagnia – la Aramco – incrementerà la produzione per guadagnare quote di mercato in vista della sua quotazione – per inciso Aramco sarebbe la maggiore impresa quotata al mondo, diverse volte maggiore di Apple. I Sauditi sono in grado di reggere un basso prezzo del petrolio avendo cumulato delle grandi ricchezze che possono usare per finanziare la spesa pubblica. Gli altri grandi produttori – la Russia, l'Iran, la Nigeria, il Venezuela - non hanno questa opzione, perché non sono così ricchi in partenza. Perciò il prezzo del petrolio difficilmente potrà risalire, vista la persistenza della sovra offerta. E dunque, dopo avere chiuso la posizione sulle imprese petrolifere in aprile, appena prima dell'incontro di Doha, abbiamo deciso di chiudere la posizione sulla borsa russa, una borsa energetica che potrebbe salire anche con un prezzo del petrolio debole, se solo cadessero le sanzioni. Nell'attesa che questo accada, per ora si hanno solo dei segnali deboli, la vendiamo.

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