Tutte le politiche monetarie sono espansive

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Tutte le politiche monetarie sono espansive

Prima la banca centrale europea (BCE) la settimana scorsa (1), (2), poi quella del Giappone (BOJ) nei giorni scorsi, ed, infine, quella Statunitense (FED) ieri, hanno deciso di continuare con le politiche più o meno accomodanti. La BCE e la BOJ con politiche molto accomodanti, la FED con politiche che possiamo definire neutrali. La FED, infatti, non compra più obbligazioni, ma continua a non ritoccare i tassi al rialzo, mentre le prime due portano i tassi sotto zero e comprano obbligazioni.

Ma come, gli Stati Uniti non hanno imboccato – a differenza dell'Euro-zona e del Giappone – un percorso di ripresa stabile (3), come emerge dalla disoccupazione in diminuzione e dall'inflazione in ascesa, se misurata senza il petrolio e il cibo? E, se lo hanno imboccato, perché i tassi non sono rialzati? L'unica spiegazione è che la FED non giudica la ripresa dell'economia statunitense così solida come può sembrare, mentre l'economia del resto del mondo è ancora fragile, e, infine, con i mercati finanziari che potrebbero ripiegare, se i tassi salissero.

Non solo il mercato azionario ed obbligazionario statunitense, ma in generale i mercati delle obbligazioni e del credito, dove i Paesi emergenti sono molto esposti. Un rialzo dei tassi alzerebbe, infatti, il costo del finanziamento in obbligazioni e nel credito, per di più in una moneta (il dollaro) che si rivaluterebbe (e quindi sarebbe più cara per i debitori che hanno i ricavi in moneta nazionale) per effetto dei tassi più elevati. Non per caso appena dopo l'annuncio della FED di lasciare i tassi invariati e dopo che hanno per di più affermato che il rialzo in futuro sarà meno robusto di quanto avevano dichiarato l'ultima volta che si sono riuniti, la borsa è salita e il dollaro è sceso.

Se i rendimenti delle obbligazioni negli Stati Uniti, nell'Euro-zona, e in Giappone, restano compressi, ecco che le azioni diventano attraenti non tanto per virtù propria (ossia, perché gli utili salgono, così come i dividendi), ma per la modestia del rendimento delle obbligazioni (il rendimento alternativo a quello azionario). Si crea così una spinta verso le azioni come frutto della politica monetaria che schiaccia sia i tassi di interesse sia i rendimenti. Ecco che si spiega il paradosso delle azioni che riprendono a salire, mentre le economie reali restano poco pimpanti. La ripresa dei corsi azionari non però molto solida, perché cammina grazie alla gamba dei rendimenti compressi, mentre le manca quella degli utili.

1-http://www.scmsim.it/web/blog/il-bazooka-di-draghi

2-http://www.scmsim.it/web/blog/obbligazioni-e-banche-nelleuro-zona

3-http://www.scmsim.it/web/blog/interpretare-decidere

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