SF: Buongiorno a tutti gli ascoltatori, sono Stefano Fischi e siamo oggi ad un’altra puntata del podcast Lions. Chi sono i Lions? Sono imprenditori e professionisti con idee visionarie, storie imprenditoriali che, secondo me, vale la pena raccontare. Oggi siamo in compagnia di Oliviero, del dottor Oliviero Giusti. Buongiorno Oliviero.
OG: Buongiorno. Buongiorno Stefano, buongiorno.
SF: Chi è Oliviero? È un noto imprenditore di Arezzo nel settore medicale, oggi alla guida di Biotech Pharma. A questo punto direi di lasciare la parola a Oliviero per raccontarsi un po’ nella sua vita professionale e da dove è partito. Oliviero, ci racconti qual è stato l’inizio del tuo percorso professionale, partendo anche dagli studi, chiaramente?
OG: Benissimo, grazie intanto per questa opportunità di raccontare la mia, diciamo, la mia esperienza. Io sono specialista in Patologia Generale e fino al millenovecento1990 ho fatto libera professione, docente e così via. Poi, così, per forse un caso fortuito, insieme al mio carissimo amico e collega, il professor Gianfranco Liguori, ordinario all’Università di Firenze a Medicina, cominciamo a parlare di un progetto basato sulla diagnostica rapida, non la diagnostica di laboratorio, perché già a quel tempo era matura. Invece ci orientiamo sulla diagnostica rapida, cioè la digito puntura, soprattutto in ambito del diabete ma anche per altre patologie. Quindi cominciamo a fare ricerca da zero: partimmo in tre e facemmo ricerca sulla determinazione, per via rapida, della concentrazione della glicemia e del glucosio nel sangue, e del colesterolo, trigliceridi, altri parametri ematici.
L’inizio fu molto duro, chiaramente, perché io non avevo nessuna esperienza imprenditoriale; il professor Liguori, Gianfranco Liguori, aveva continuato il suo percorso accademico che poi si è concluso arrivando al massimo livello, ordinario. Allora io portai avanti questa ricerca e riuscimmo a mettere a punto dei test, ma non solo come consumabili, ma anche il device, quindi il glucometro o altri sistemi in colorimetria per determinare questi parametri.
Noi avemmo subito l’idea di presentarci in uno scenario mondiale, internazionale, e abbiamo fatto per ventiquattro anni la fiera Medica a Düsseldorf, che è la più grande del settore, dove ci sono veramente tutte le big del mondo in ambito medico. Nel novantotto il nostro device fu visto da una società tedesca, la Polartom, che è una multinazionale con dodicimila dipendenti e, siccome volevano introdursi nel mondo della diagnostica, si avvicinarono e inizialmente doveva essere un rapporto classico cliente–fornitore. Poi, dopo sette–otto mesi, ci fecero una proposta di acquisto e questo fu un passaggio, oltre che dal punto di vista economico molto vantaggioso (era la new economy, quindi era tutto più facile), ma fu per noi un passaggio molto importante, perché i tedeschi, secondo me, sono i più bravi nell’ambito dell’organizzazione.
SF: Quindi fammi capire, Oliviero: siete partiti da zero, tre amici o colleghi, comunque, che non sapevano nulla del mondo imprenditoriale in quel momento, giusto? Quindi avete fatto, immagino, una gavetta importante per farvi anche conoscere, per tutte le ricerche che avete dovuto fare per mettere a punto il dispositivo e i dispositivi che in quel momento producevate. Li producevate internamente oppure facevate produrre esternamente, inizialmente, questi dispositivi?
OG: No no, noi abbiamo avuto sempre l’obiettivo di produrli e si cominciò a produrre proprio internamente subito, da subito.
SF: Quindi, anche, immagino, con un investimento, oltre che di tempo, anche di denaro inizialmente, per mettere a punto la produzione.
OG: Senza dubbio, senza dubbio. Ma fu, diciamo così, un percorso che ebbe bisogno di anni, non fu subito l’investimento su tutto, anche perché non avevamo neanche l’idea di dove andare a parare e fu, diciamo così, una conseguenza. E ci furono casi fortuiti, nel senso che entrò con noi un ingegnere che aveva esperienza nella produzione di spettrofotometri. Entrò nella nostra società e insieme poi facemmo un percorso molto interessante e poi, appunto, vendemmo nel novantanove alla Polartom.
SF: E quindi da zero arrivare ad avere quanti dipendenti in quel momento?
OG: Avevamo una trentina di dipendenti. Da zero siete arrivati, dopo quanti anni?
Dopo sei o sette anni, sei–sette anni, a trenta dipendenti.
SF: Ti ricordi il fatturato, più o meno, in quel periodo?
OG: Il fatturato era molto basso, intorno ai tre miliardi e mezzo delle vecchie lire, perché si parla di anni dal novanta al novantanove.
SF: E chi acquistò?
OG: La Polartom acquistò la totalità della compagine societaria.
SF: Come si chiamava l’azienda in quel momento, la tua azienda?
OG: Si chiamava Biochemical System, Biochemical System International. E i tedeschi mandarono giù un direttore commerciale, un direttore di produzione, con un’organizzazione molto molto importante. Però, dopo tre anni e mezzo, l’allora presidente – ripeto, dodicimila dipendenti ha questa società quotata in Borsa in Germania – disse: “Non è il nostro core business, quindi vogliamo uscire dalla diagnostica”. E io ripresi l’azienda.
SF: Quindi, in quel momento, nel novantanove siete riusciti a vendere l’azienda e dopo tre anni e mezzo l’hai ricomprata. Addirittura.
OG: Quindi bene, bene. E poi abbiamo iniziato un percorso che ha avuto degli alti e bassi, come in tutte le strutture di produzione, tutte le aziende. Però iniziammo a fare ricerca sulla telemedicina, mettendo a punto un sistema: una “donna” che si metteva nel portatile, nel telefonino, e la striscia reattiva si metteva in questa “donna” che era collegata, e il risultato della glicemia, del colesterolo, veniva visualizzato nel telefono, e poi avevamo fatto una piattaforma che poteva essere collegata e i dati potevano essere mandati in tempo reale al medico di famiglia, al diabetologo, a babbo, mamma. Quindi questo comportò una partnership con una multinazionale che ha sede a Firenze e alle Molinette. Facemmo un bel progetto di ricerca.
OG: Questo erano i primi anni duemila, quindi duemila, duemilaquattro, duemilacinque, quindi eravate già avanti, perché già essere in quel momento nel digitale così…
No, scusate. Nel 2015 vincemmo anche il Premio Nazionale Industria 2015, proprio per la messa a punto di questi sistemi di telemedicina che erano allora agli albori, perché siete stati comunque lungimiranti. E dopo, nel 2017, un fondo di investimento italiano di Milano fece un’offerta importante e vendemmo l’azienda a questo private equity. Io rimasi lì con il venti per cento, però non mi trovavo più in questa struttura che aveva preso un orientamento diverso e quindi il trentuno dodici del 2019 uscii definitivamente.
SF: Quindi: venduta la prima volta, ricomprata dopo tre anni e mezzo, riacquistata, e dopo circa quindici–sedici anni rivenduta di nuovo a un private equity. In quel momento quanti dipendenti?
Sempre trenta o eravate cresciuti?
OG: Sessanta, sessanta dipendenti. Quindi siete cresciuti in maniera importante, anche sul fatturato.
Fatturato e marginalità importanti, perché l’ottanta per cento del fatturato si faceva all’estero e, chiaramente, quindi un’azienda… prima venivano fatti i pagamenti, quindi non avevamo neanche più necessità del supporto bancario, penso.
SF: E la cosa curiosa, tra l’altro, è che parliamo di un imprenditore, Oliviero, imprenditore aretino, azienda aretina, ma poi ho scoperto che la sede di questa azienda era a Palazzo del Pero, quindi una piccolissima frazione di Arezzo, dove probabilmente l’economia è mossa da castagne e funghi, perché probabilmente forse era l’unica azienda ed è ancora oggi forse l’unica azienda che c’è a Palazzo del Pero.
OG: Sì, c’è una storia ben precisa. Io sono andato a Palazzo del Pero, fino a vent’anni ho vissuto a Palazzo del Pero, poi mi sono trasferito ad Arezzo. Qui ad Arezzo avevamo una sede anche importante che però non era di nostra proprietà. Mio suocero aveva la fornace dei laterizi lì a Palazzo del Pero che, purtroppo, per una malattia terribile, in pochissimo tempo morì e dopo tre anni la fornace chiuse. Gli immobili, settemila metri coperti, chiaramente: un opificio di vecchia costruzione, quindi c’era tutto pieno di eternit. Io pensai di costruire una sede lì a Palazzo del Pero buttando giù tutta la vecchia struttura, bonificando tutta l’area, quindi avendo anche tanti ringraziamenti dalla struttura pubblica, ed è venuto veramente un bel immobile, molto innovativo anche nella struttura, anche se il Comune fortunatamente ci impose di lasciare in piedi la vecchia ciminiera della fornace e altre strutture che hanno dato un vissuto, una storia, a Palazzo del Pero. E oggi la Biochemical System International ha circa settanta dipendenti.
SF: Beh, direi che a questo punto, quindi nel 2019, Oliviero esce dalla Biochemical e dice: “Vabbè…”. Quanti anni avevi, se posso, Oliviero, nel 2019?
OG: Diversamente giovane…
SF: Eri diversamente giovane. Già nel 2019 avevo settantuno anni, settantuno anni, e quindi dicevo: a settantuno anni ho venduto la mia azienda a un private equity. Bene. E dici: vado in pensione, no?
OG: Sì, ma so che non è andata così, ma per una serie di motivi. Intanto il professor Liguori, all’Università di Firenze, con il suo gruppo di ricerca, aveva fatto studi sul glutatione biodisponibile e il suo collega sui polifenoli della foglia dell’ulivo, e avevano messo su uno spin–off a Firenze, con brevetti e tante cose, che però appunto aveva ancora un taglio non imprenditoriale. E, visto che con il professor Liguori abbiamo una storia che risale appunto alle superiori, sono entrato in questo spin–off, l’ho portato ad Arezzo, perché la sede era a Firenze. È nata così Biotech Pharma, con sede ad Arezzo, che ha degli obiettivi molto importanti. Quindi Biotech Pharma è il nuovo progetto Biotech, la nuova società, con progetti molto innovativi, sempre nel settore dei supplementi alimentari, ma con principi bioattivi molto importanti, e anche di dermocosmesi. Qui il professor Liguori ha fatto tutta la parte scientifica e io mi sono dato da fare per portare l’azienda avanti, anche perché ci sono tanti brevetti, trentacinque brevetti, tante cose; però dopo bisogna comunque entrare sul mercato, sul mercato essere imprenditori, insomma.
Ecco, con molte più difficoltà in questo ambito, anche perché abbiamo dei, diciamo, dei sogni. Uno è quello di portare due molecole a grado Pharma e quindi fare tutto un percorso, cioè fare lo studio preclinico, la fase uno, la fase due, per poi, insieme al brevetto, metterle sul mercato e valorizzarle, perché non avremo mai la forza di arrivare fino in fondo: ci vogliono le multinazionali farmaceutiche per arrivare al farmaco, perché poi c’è da fare tutte le altre fasi.
SF: Certo.
OG: E in questo momento stiamo cercando… abbiamo dei partner molto importanti che ci assistono in tutto questo percorso, che è molto specifico, e stiamo cercando anche degli investitori per portare avanti il progetto.
SF: Ok, quindi investitori, partner che vi possono supportare su questo.
OG: La steatosi epatica non alcolica: abbiamo già evidenze su animali. Il cosiddetto fegato grasso che, con il trattamento dei nostri prodotti, che sono principi naturali, regredisce. Quindi la steatosi epatica è una patologia che è molto diffusa, purtroppo, e quindi molto interessante. Abbiamo due proposte di interesse da parte di due big pharma e quindi vorremmo arrivare a fare queste due fasi e poi… Ora abbiamo anche altri due progetti molto innovativi: uno che si basa sulla longevità, cioè noi partiamo dal determinare l’età biologica rispetto all’età anagrafica e poi c’è tutto un percorso che si basa sulla prevenzione. Oggi, con l’epigenetica, appunto, possiamo determinare l’età biologica con esattezza e c’è tutto un percorso con principi bioattivi per ridurre proprio l’età biologica, quindi un processo di ringiovanimento. Questi progetti, negli Stati Uniti, hanno molto successo e anche in Europa e in Italia, seppur siamo un pochino più indietro, rappresentano un’opportunità. Entrare ora è interessante e partiamo proprio a fine gennaio: ci lavoriamo da tre anni, abbiamo elaborato un percorso che ora non sto a descrivere totalmente, perché ci vorrebbe molto più tempo, ma è molto importante e innovativo, che ha l’obiettivo di, diciamo così, invecchiare in benessere, quindi effettuare prevenzione in ambito cardiovascolare, metabolico, in tutti gli ambiti. Ecco, questo è un po’ il nostro obiettivo e partiamo ora: abbiamo questo algoritmo, ci stiamo lavorando da tre anni e ora è pronto. Abbiamo anche il sito pronto per entrare sul mercato.
L’altro progetto è sul piede diabetico. Il piede diabetico è purtroppo una patologia, una complicanza del diabete non trattata accuratamente, che però colpisce oltre cinquecentomila persone solo in Italia e che purtroppo porta all’amputazione delle dita prima, poi dopo anche del piede, se non trattato. E noi abbiamo messo a punto un progetto, anche perché in questo ambito qui c’è veramente ben poco. Abbiamo un progetto comune dove tratteremo il piede diabetico prima con un dispositivo medico di classe A e poi con dei gel, per cercare di curare e prevenire. Questo è il nostro progetto.
SF: Quindi, alla faccia della pensione: abbiamo detto che nel 2019 hai venduto l’azienda e potevi essere in pensione; invece ti sei messo in un nuovo progetto, in una nuova azienda, anzi al comando di un’altra azienda, e con dei progetti anche molto ambiziosi, direi. Beh, complimenti, Oliviero. Complimenti per il percorso, complimenti anche per il fatto che, ancora, mi sembra di capire che la tua età biologica sia molto giovane: hai degli obiettivi importanti.
OG: Ho già fatto il test che, fra l’altro, noi per determinare l’età biologica facciamo sulla saliva. Lo mandiamo in un laboratorio di Monaco di Baviera e io e altri medici abbiamo fatto il test, e il mio è venuto quindici anni in meno rispetto a quella anagrafica. Quindi torna tutto. Ancora ci sono grandi obiettivi ed è un po’ la voglia di portare avanti dei progetti che possano dare alla popolazione dei benefici e quindi lasciare anche un segno ed essere riconosciuti nel tempo. Questa è una bellissima cosa, ma aiutando le persone, chiaramente.
SF: Bene, grazie Oliviero di questo tuo racconto. Ti faccio una domanda che faccio a tutti: hai realizzato un sogno che volevi veramente realizzare nella tua vita?
OG: Sì, ho realizzato anche più di un sogno, perché io vengo da una famiglia molto umile, quindi già dopo la vendita ai tedeschi, insomma, ci cambiò la vita; dopo la vendita al private equity di Milano, ugualmente, ancora di più. Ma soprattutto il sogno era quello di riqualificare questa zona di Palazzo del Pero, una frazione da pochi abitanti. Non ci sono strutture industriali e aver bonificato l’area, aver fatto questo intervento, per me è stato un sogno che si è realizzato.
SF: Bene, e allora, a questo punto, visto che l’età biologica è di quindici anni in meno, ti chiedo anche se hai altri sogni da realizzare, ancora. Se hai un sogno in particolare da realizzare ancora.
OG: Sì, mi piacerebbe veramente portare a termine i progetti che abbiamo già pronti per essere portati avanti, anche perché questi progetti rientrano sempre in questi obiettivi, cioè dare un beneficio alla popolazione, alle persone. Purtroppo in Italia abbiamo un primato: siamo secondi nel mondo come longevità dopo il Giappone, ma spendiamo tanti, tanti soldi, con il Sistema Sanitario Nazionale, per la terapia, invece bisognerebbe orientarsi maggiormente sulla prevenzione.
SF: Sulla prevenzione, beh, questo è un po’… Anche noi siamo nel settore del risparmio, nel settore della pianificazione finanziaria, e devo dire che prevenire è meglio che curare, soprattutto quando parliamo di pensioni, per esempio. E la sanità è veramente la stessa cosa: prevenire è meglio che curare.
E bene, Oliviero, è stato veramente un grande piacere essere in compagnia con te oggi. Per me, devo dire, è stata una crescita personale incontrarti e grazie ancora. Spero di rivederci presto e grazie a tutti gli ascoltatori. Un saluto a Oliviero.
OG: Io vorrei ringraziare te però, Stefano, perché sei una persona che mi ha illustrato il vostro lavoro e io ci ho creduto e, per ora, mi trovo anche bene. Quindi sia dal punto di vista professionale sia dal punto di vista proprio personale con te mi trovo molto bene. Io ringrazio te di questa intervista, scusate se sono stato prolisso, ma purtroppo quando l’età è avanzata cose da raccontare ce ne sono.
SF: E io starei ore ad ascoltarti, veramente. Grazie Oliviero e grazie a tutti gli ascoltatori.
